ESCLUSIVA GKM | Savorani alla Juventus: l'uomo che ha gestito Szczęsny e Alisson per la rivoluzione bianconera

Di Goalkeepermania | 22 Giugno 2026

ANTEPRIMA GKM — Secondo le informazioni in possesso di Goalkeepermania, il nome di Marco Savorani è emerso con forza negli ambienti juventini come profilo ideale per guidare il reparto portieri della nuova Juventus. Un nome che pesa. Un curriculum che parla da solo. E un contesto tecnico che, con i dati alla mano, rendono questa mossa non solo logica ma necessaria.

Il domino si muove: prima Filippi, poi Borri, ora manca l'ultimo tassello

Chi segue Goalkeepermania sa che il calciomercato degli allenatori dei portieri si muove spesso nell’ombra, lontano dai riflettori delle prime pagine. Ma è esattamente lì che nascono le rivoluzioni silenziose che ridisegnano le stagioni.

Pochi giorni fa, in esclusiva su queste pagine, avevamo anticipato l’approdo di Claudio Filippi alla Fiorentina — notizia poi confermata e ripresa a livello nazionale, fino  a Gianluca Di Marzio e l’ANSA, così come avevamo seguito da vicino il percorso di Borri verso Napoli nell’orbita di Allegri. Il domino degli allenatori dei portieri italiani si sta ridisegnando davanti ai nostri occhi.

Ora manca l’ultimo tassello. Il più importante. Quello che porta il nome bianconero.

Secondo quanto raccolto da Goalkeepermania, il profilo di Marco Savorani è entrato nelle valutazioni della Juventus in vista della prossima stagione. Un nome che, a 61 anni e con un curriculum da fare invidia a chiunque abbia mai indossato i guanti — o li abbia tolti per insegnare agli altri a indossarli — rappresenterebbe un segnale inequivocabile di cambiamento reale a Torino.

I numeri non mentono: la stagione dei portieri juventini è stata un'anomalia negativa

Per capire perché la Juventus sente il bisogno di un intervento strutturale tra i pali, basta aprire i dati del nostro partner Opta della Serie A 2025/26.

Michele Di Gregorio — 30 presenze, 84 tiri nello specchio subiti, 70,24% di parate e un Goals Prevented di +2,62: numeri che, sulla carta, non gridano al disastro. Ma è proprio qui che i dati raccontano solo metà della storia. Con appena 18 tiri bloccati in presa e soli 5 respinte, il dato che salta all’occhio è la gestione dei cross: su 342 cross subiti nell’area, Di Gregorio è intervenuto in uscita alta appena 22 volte (il 6,4%), con una percentuale di palle reclamate del 64%. Un portiere che domina poco la propria area. Per fare un paragone: Murić al Sassuolo, su 492 cross, è uscito 73 volte. Caprile al Cagliari: 46 uscite su 492 cross, 93% dei cross reclamati. Numeri di un altro pianeta. Ma soprattutto, da marzo 2026, Di Gregorio ha perso il posto da titolare in seguito a una serie di errori importanti e impossibili da ignorare. Un portiere che aveva tutto per esplodere definitivamente ad alto livello, voluto fortemente da Thiago Motta e che invece ha smarrito certezze, sicurezze, fluidità di lettura. Le 10 Keeper Sweepings stagionali — un dato medio-basso rispetto ai migliori — confermano un portiere DIVENTATO poco aggressivo nella gestione dello spazio.

Mattia Perin — chiamato a raccogliere il testimone, ha disputato appena 8 presenze e i numeri Opta sono spietati: 58,82% di parate (tra i più bassi dell’intera Serie A), solo 1 tiro bloccato in presa2 respinte1 sola uscita alta su 71 cross subiti e — il dato più eloquente — un Goals Prevented di -2,52. Significa che Perin ha subito due gol e mezzo in più rispetto a quello che ci si aspetterebbe dal portiere medio della Serie A sugli stessi tiri. Appena 1 Keeper Sweeping in 675 minuti: un portiere piantato sulla linea, incapace di accorciare.

La somma fa un solo risultato: la Juventus ha terminato la stagione senza un portiere all’altezza del suo nome. Entrambi potrebbero lasciare Torino in estate.

Non è una colpa da attribuire a qualcuno con il dito puntato. Ma i dati raccontano una storia precisa: qualcosa, nel lavoro quotidiano tra i pali bianconeri, non ha funzionato come doveva.

Savorani: l'esperienza di chi ha già gestito i migliori al mondo

Classe 1965, romano, Marco Savorani è uno degli allenatori dei portieri italiani con la più vasta esperienza nella gestione di numeri uno di caratura internazionale. Non un teorico, non un formatore di settore giovanile promosso in fretta: un professionista che ha condiviso lo spogliatoio quotidiano con Wojciech Szczęsny e Alisson Becker alla Roma, che ha lavorato in Premier League nello staff di Antonio Conte al Tottenham, e che ha lavorato anche in Nazionale.

Quando Alisson lasciò la Roma per il Liverpool nell’estate del 2018, spese parole pubbliche di gratitudine nei confronti di Savorani, chiamandolo “grande maestro e grande amico”. Non sono parole che si regalano per cortesia — sono il riconoscimento di un rapporto di lavoro quotidiano costruito sulla competenza e sulla fiducia reciproca.

Il curriculum racconta da solo:

  • Roma (2016-2021): cinque anni dove ha lavorato anche al fianco di Szczęsny e Alisson. Due titoli consecutivi di Miglior Preparatore Portieri d’Italia (2016/17 e 2017/18).
  • Tottenham (2021-2023): gestione del reparto in Premier League, nello staff di Antonio Conte. Pressioni mediatiche elevatissime, adattamento a una cultura calcistica diversa.
  • Fiorentina (2023-2024): ritorno in Serie A, conferma della duttilità.
  • Atalanta (dal 1° luglio 2025): attuale incarico in una delle realtà più ambiziose e organizzate del calcio italiano.
  • Nazionale Italiana : nello staff di Spalletti, co-responsabile della crescita dei portieri azzurri.

Il confronto con l’attuale situazione bianconera è inevitabile. Dove Tommaso Orsini — giovane, volenteroso, cresciuto come assistente di Filippi — si è trovato a dover gestire in prima persona una crisi tecnica e psicologica senza precedenti nella Juve recente, Savorani ha già attraversato quelle dinamiche decine di volte: la pressione di un portiere titolare in difficoltà, la convivenza con un secondo che scalpita, la responsabilità di mantenere l’equilibrio mentale di un reparto sotto i riflettori. L’ha fatto alla Roma con due portieri straordinari. L’ha fatto a Londra. L’ha fatto in Nazionale.

È una questione di chilometri percorsi, non di talento. E se a Torino sta per arrivare un portiere del calibro di Martinez o Vicario, servono esattamente quei chilometri.

Il ragionamento è semplice: al portiere che arriverà serve Savorani

La Juventus sta costruendo la propria rivoluzione estiva attorno a un portiere di livello mondiale.

Emiliano “Dibu” Martinez dell’Aston Villa è l’obiettivo primario: campione del mondo con l’Argentina, tra i tre migliori portieri del pianeta nell’ultimo triennio. Le trattative sono avanzate — si parla di un accordo verbale raggiunto — ma gli ostacoli economici restano: il Villa valuta il cartellino tra i 15 e i 20 milioni di euro, l’ingaggio si aggira sui 7-9 milioni a stagione. La Juventus starebbe cercando di usare come leva l’interesse del Villa per Zion Suzuki.

In alternativa, Guglielmo Vicario del Tottenham: italiano, cresciuto in Serie A, già conteso anche dal Napoli. Costi più contenuti (3-4 milioni annui), voglia di tornare in Italia. Un profilo che Savorani conosce benissimo dall’interno della Nazionale.

Sullo sfondo, David De Gea della Fiorentina — ma la viola lo conferma blindato fino al 2028.

La domanda è diretta: un portiere come Martinez — o come Vicario — ha bisogno di un allenatore che l’abbia già vissuta quella pressione, che sappia come si gestisce un numero uno da copertina in un grande club europeo. Savorani quella pressione l’ha respirata a Roma, a Londra, in Nazionale. Sa cosa significa lavorare con i migliori al mondo.

La nostra lettura: un segnale di maturità o un'occasione persa?

Secondo le informazioni raccolte da Goalkeepermania, la valutazione attorno a Savorani è reale. Se la Juventus dovesse affondare il colpo — su di lui come su un portiere di assoluto spessore — manderebbe un messaggio chiaro al mercato e all’ambiente: il progetto di rinascita bianconero è serio, strutturato, non improvvisato.

Il precedente di Filippi è eloquente: quando un top club decide di investire sull’allenatore dei portieri con la stessa attenzione che riserva agli altri ruoli, i risultati arrivano. Lo sa bene la Fiorentina, che quel modello lo ha appena adottato. Lo sa bene il Lecce che con Lello Senatore ha costruito un muro con Wladimiro Falcone e lo sa bene chiunque abbia lavorato con Savorani.

Marco Savorani è pronto. La domanda è: la Juventus ha il coraggio — e la visione — di chiamarlo?

Noi, come al solito, l’abbiamo letto prima.


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