Di Goalkeepermania | 17 Marzo 2026

Ci sono serate che cambiano il corso di una carriera, o che quantomeno mettono i puntini sulle “i”. Quella di domenica sera all’Olimpico, per Edoardo Motta, rientra senza dubbio in questa categoria. Lazio-Milan, un palcoscenico che farebbe tremare le gambe a molti veterani, si è trasformato nella tela perfetta per un ragazzo del 2005 chiamato a difendere la porta biancoceleste al posto dell’infortunato Ivan Provedel.

Risultato? Clean sheet, 1-0 per la Lazio, interventi decisivi e una sicurezza tra i pali che raramente si vede in un ventunenne catapultato all’improvviso in una sfida di questo calibro.

Ma la prestazione di Motta contro i rossoneri, per quanto eccezionale, non dovrebbe sorprendere gli addetti ai lavori più attenti. Piuttosto, dovrebbe far riflettere su un tema che su Goalkeepermania affrontiamo spesso: la miopia cronica delle nostre big nei confronti dei giovani portieri italiani.

Prendiamo proprio il caso di Motta e della Juventus. Il ragazzo è cresciuto in casa bianconera, ha fatto il suo percorso, ma al momento di credere davvero in lui, di “vedere” quel talento e proteggerlo con una progettualità seria, la Vecchia Signora lo ha di fatto lasciato andare. Certo, incassare il 50% di una futura rivendita (come da accordi con la Reggiana) è una prassi economica, ma dal punto di vista tecnico e sportivo, stiamo parlando di una bocciatura mascherata da operazione di mercato. È il solito copione: nei top club italiani manca la pazienza. Si preferisce il nome esotico o il profilo già “fatto e finito”, perdendo l’occasione di coltivare in casa i campioni del domani. Non si sa aspettare l’errore fisiologico del giovane, né se ne riesce a valutare la reale prospettiva tecnica e mentale. E così, un prospetto di quasi due metri con reattività e letture da predestinato, sfugge di mano.

In questo quadro di generale disattenzione, bisogna invece alzarsi in piedi e guardare a quanto fatto in casa Lazio negli ultimi anni, in particolare grazie all’occhio lungo di chi valuta i portieri sul campo. Facciamo un passo indietro, all’estate 2022. La società sborsa oltre 10 milioni di euro per strappare Luís Maximiano al Granada, con l’idea di affidargli le chiavi della porta. Conosciamo tutti il finale: un debutto da incubo, un’espulsione immediata e prestazioni disastrose. Contestualmente, lo staff tecnico di Maurizio Sarri aveva preteso e ottenuto dal mercato un certo Ivan Provedel, prelevato dallo Spezia per appena 2 milioni e mezzo di euro. Le gerarchie si sono ribaltate nel giro di una partita: il colpo societario milionario si è accomodato in panchina, mentre la “scommessa” voluta dallo staff tecnico è diventata in breve tempo uno dei migliori portieri della Serie A.

Un “fiuto” che lo staff di Sarri (il fidatissimo allenatore dei portieri Massimo Nenci) ha confermato poco tempo dopo, andando a pescare in Grecia un certo Christos Mandas. Un investimento minimo, poco più di 1 milione di euro sborsato all’OFI Creta. E oggi? Mandas vola in Premier League al Bournemouth e il suo cartellino ha decuplicato il suo valore, stimato oggi comodamente in doppia cifra (sui 10 milioni di euro e oltre).

Oggi la storia si ripete. A gennaio, con la partenza di Mandas, la Lazio aveva bisogno di coprire le spalle a Provedel. Invece di pescare lo svincolato di lusso o l’ennesimo mestierante a fine carriera, l’ambiente biancoceleste ha puntato dritto su Motta dalla Reggiana. Un’operazione chiusa per una cifra che oggi fa sorridere: poco più di un milione di euro (circa 1,2 milioni).

Un colpo da maestri. La Lazio ha investito due spiccioli, nel mercato attuale, per garantirsi un vice giovane, affidabile, motivato e, soprattutto, un patrimonio per il futuro. Domenica sera contro il Milan, Motta ha ripagato questa fiducia con gli interessi, dimostrando che il talento c’è ed è pronto per la Serie A. Serviva solo qualcuno che avesse lo stesso “occhio clinico” che portò a Roma Provedel e Mandas, mettendolo nelle condizioni di esprimersi.

La speranza è che notti come questa facciano aprire gli occhi a tanti dirigenti. Nel frattempo, la sponda biancoceleste del Tevere si gode il suo nuovo gioiello e noi, da appassionati del ruolo, non possiamo che applaudire l’ennesima dimostrazione che il talento italiano tra i pali gode di ottima salute. Basta saperlo guardare.

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