ALLEGRI AL NAPOLI? I NUMERI DEI PORTIERI PARLANO CHIARO

ALLEGRI AL NAPOLI? I NUMERI DEI PORTIERI PARLANO CHIARO Maignan ha affrontato 550 Cross: Milinkovic-Savic e Meret possono essere i portieri giusti per Allegri? Di Riccardo Caprai | 29 Maggio 2026 Il valzer delle panchine è il vero spettacolo dell’estate italiana, e quest’anno il palcoscenico se lo prende tutto lui: Massimiliano Allegri. Esonerato dal Milan dopo aver fallito l’obiettivo minimo — il quarto posto, la porta d’accesso a quella Champions League che a Milanello consideravano un diritto divino — il tecnico livornese è già pronto a risedersi. Destinazione: Napoli. Aurelio De Laurentiis, archiviata l’era Conte con un divorzio che profumava di inevitabile, sta per consegnare le chiavi del Maradona a un allenatore che del pragmatismo ha fatto religione. Ma qui non parliamo di moduli, né di filosofie tattiche in senso lato. Qui parliamo di portieri. Perché se c’è una cosa che i dati della Serie A 2025/26 ci raccontano con brutalità chirurgica, è che il sistema difensivo di Allegri al Milan ha scaricato sulle spalle di Mike Maignan un peso enorme, e che il Napoli, per struttura e numeri, potrebbe offrire ai suoi estremi difensori una vita decisamente più comoda. La domanda è una sola: Vanja Milinkovic-Savic e Alex Meret sono portieri idonei per il gioco di Allegri? Come sempre abbiamo aperto il database di OPTA By Stats Perform, nostro fidato partner ufficiale. IL MILAN DI ALLEGRI: UNA SQUADRA CHE HA LASCIATO SOLO IL SUO PORTIERE Per capire cosa attende il portiere di Allegri, bisogna prima capire cosa ha subìto il Milan in questa stagione. I numeri di squadra sono eloquenti, e in alcuni casi francamente impietosi. 570 cross su azione concessi. Ripetiamolo: cinquecentosettanta. È un dato che fa tremare ed incredibilmente alto. Significa che il Milan di Allegri, partita dopo partita, ha permesso agli avversari di mettere palloni in area con una frequenza allarmante. Per un portiere, ogni cross è una decisione: uscire o restare? Difendere lo spazio o difendere la porta? Fidarsi dei difensori oppure uscire con coraggio? Mike Maignan ha affrontato 550 cross in area ed è stato chiamato a 41 uscite alte totali, con il 75% dei cross reclamati con successo e 36 good high claim — prese aeree pulite, di quelle che tolgono il pallone dalla mischia e lo mettono in cassaforte. Zero cross non reclamati: ogni volta che Magic Mike è uscito, ha preso la palla. Ogni singola volta. Ma il punto non è l’attitudine di Maignan (della quale abbiamo parlato nel podcast ascoltalo qui). Il punto è che il sistema Milan lo ha costretto a un lavoro erculeo nel gioco aereo, perché la fase difensiva sulle catene laterali è stata un colabrodo. E i tiri? 252 tiri subiti da dentro l’area, 161 da fuori area. Totale: 413 conclusioni verso la porta. Con una linea di fuorigioco piazzata a 25.4 metri dalla propria porta — un blocco medio-basso, coerente con la natura conservativa di Allegri — il Milan ha scelto di difendersi stretto, accettando di concedere spazi per le conclusioni dalla distanza ma, almeno in teoria, proteggendo la zona calda davanti al portiere. Il PPDA degli avversari (Passes Per Defensive Action, ovvero quanti passaggi l’avversario riesce a fare prima di subire un’azione difensiva) si è attestato a 15.6: un dato che indica un pressing relativamente passivo, un Milan che ha accettato di aspettare piuttosto che aggredire. Ne consegue che i 219 recuperi alti subiti — con 43 tiri derivanti da questi recuperi — raccontano di una squadra vulnerabile nelle transizioni, che quando perdeva palla nella metà campo avversaria pagava dazio. IL NAPOLI DI CONTE: UNA FORTEZZA (SOPRATTUTTO SUI CROSS) Ora spostiamoci a Fuorigrotta e guardiamo cosa ha costruito Antonio Conte prima di lasciare. I numeri del Napoli sono di un altro pianeta, in particolare su un dato che per i portieri è fondamentale: 343 cross su azione concessi. Trecentoquarantatré contro cinquecentosettanta. Il Napoli ha concesso 227 cross in meno rispetto al Milan. Duecentoventisette. Non è una differenza: è un abisso. Per i portieri partenopei, questo si è tradotto in un lavoro aereo drasticamente ridotto. Milinkovic-Savic, in 27 presenze, ha affrontato 296 cross in area — quasi la metà di Maignan — con 27 uscite alte e un dato che colpisce: 91% di cross reclamati con successo, con 25 good high claim. Meret, nelle sue 10 presenze, mostra numeri ancora più impressionanti in percentuale: 94 cross affrontati, 9 uscite alte, 96% di successo, 8 good high claim. Certo, il campione statistico di Meret è limitato. Ma la tendenza è inequivocabile: il Napoli è una squadra che difende i cross prima che arrivino in area, e quando arrivano, i suoi portieri li gestiscono con percentuali di successo superiori a quelle del ben più celebrato Maignan. Sui tiri subiti, il Napoli presenta 216 conclusioni da dentro l’area e 163 da fuori — 36 tiri in meno da dentro l’area rispetto al Milan, un dato significativo perché le conclusioni ravvicinate sono quelle a più alta conversione. I recuperi alti subiti sono simili (215 contro 219), ma i tiri derivanti da questi recuperi sono 36 contro i 43 del Milan: il Napoli, anche quando subisce una riconquista alta, riesce a contenere meglio il danno. Il PPDA avversari a 16.1 conferma una filosofia difensiva non troppo dissimile nei numeri grezzi, ma la vera differenza è nella linea difensiva a 29.8 metri — ben 4.4 metri più alta rispetto al Milan. Il Napoli di Conte ha difeso più in avanti, accorciando il campo e riducendo lo spazio tra i reparti. Per un portiere, questo significa una cosa precisa: più spazio alle spalle da coprire, più necessità di keeper sweeping — le uscite fuori area per anticipare i lanci in profondità. MAIGNAN: IL MURO CHE HA TENUTO IN PIEDI IL MILAN Entriamo nel cuore dell’analisi: lo shot-stopping, la capacità di parare. Mike Maignan ha disputato 36 partite in Serie A, subendo 127 tiri nello specchio e realizzando 99 parate — percentuale del 74,02%. Di queste, 61 parate da dentro l’area e 33 da fuori area. Ha bloccato 36 tiri in presa — fondamentale: la presa è il gesto tecnico che neutralizza definitivamente l’azione, impedendo ribattute e seconde palle — con sole 7 respinte, un rapporto presa/respinta di 5:1 che testimonia la sicurezza nelle mani e la grande abilità di Maignan nell’andare in presa. Il dato più significativo? L’xGOT (Expected Goals On Target) di Maignan è stato 40,96: in base alla qualità e alla posizione dei tiri subiti, ci si sarebbe aspettati circa
Serie B: Stankovic, Palmisani – I Portieri Promossi in A

Serie B: I Portieri Che Hanno Incantato Stankovic e Palmisani, Eroi della Promozione Venezia Campione (82 punti), Frosinone in A (81 punti). Un campionato deciso da un soffio, ma con due protagonisti assoluti tra i pali che hanno scritto la storia: Filip Stankovic e Lorenzo Palmisani. Di Riccardo Caprai | 27 Maggio 2026 La Serie B 2025/26 si è conclusa con il Venezia incoronato campione e il Frosinone a festeggiare il ritorno in massima serie con la promozione diretta, (aspettando il ritorno di Monza-Catanzaro). Dietro al trionfo delle squadre, ci sono spesso le gesta individuali che fanno la differenza. E quest’anno, i numeri parlano chiaro: i portieri sono stati determinanti. Mettiamo sotto la lente d’ingrandimento i due protagonisti di questa cavalcata, analizzando i dati messi a disposizione del nostro partner OPTA che raccontano le loro stagioni d’oro. Filip Stankovic (Venezia): La Solidità del figlio d’arte Filip Stankovic è stato il cuore pulsante della difesa del Venezia. 38 presenze, 31 gol subiti e soprattutto un Goals Prevented (GP) di +9.02. Questo dato, che va ben oltre il semplice conteggio delle parate, ci dice che Stankovic ha evitato quasi 10 gol rispetto a quanto le statistiche di probabilità (xGOT: 40.02) avrebbero previsto. Un vero e proprio muro che ha garantito punti preziosi alla squadra lagunare. Le sue statistiche confermano un portiere affidabile: Parate Totali: 105, con il 77% di efficacia. Notevole l’80% di successo nei tiri da dentro l’area, il “giardino di casa” per gli attaccanti. Gestione delle Respinte: 45 parate bloccate (Saves Caught), 30 respinte in zone pericolose (Parried to Danger Areas) e 29 in zone sicure (Parried to Safe Zones). Una gestione complessivamente efficace del pallone, anche se con qualche occasione in cui avrebbe potuto orientare meglio le respinte/deviazioni. Dominio Aereo e Intelligenza: Con 19 “Good High Claims” su 20 uscite alte affrontate (un claim rate del 4.2% sui cross totali), Stankovic ha dimostrato grande autorità sui palloni alti. Le 19 azioni da “Sweeper-Keeper” completano il quadro di un portiere moderno, capace di leggere il gioco e coprire gli spazi. Stankovic è l’emblema del portiere che garantisce continuità e affidabilità, un elemento chiave per chi punta alla vittoria finale. Statistica Filip Stankovic (Venezia) Presenze 38 Gol Attesi sul Bersaglio Concessi (xGOT) 40,02 Gol subiti (esclusi autogol) 31 Gol Evitati (GP) 9,02 Parate totali 105 Percentuale parate (%) 77 Parate su tiri da dentro l’area 80 Parate Bloccate (Saves Caught) 45 Respinte in Zone Pericolose 30 Respinte in Zone Sicure 29 Cross Affrontati in Area 480 Uscite Alte Totali 20 Uscite Alte Riuscite 19 % Uscite Alte Riuscite sui Cross 4,2 Azioni da Sweeper-Keeper 19 Lorenzo Palmisani (Frosinone): L’Eroe Miracoloso della Promozione Se il Venezia ha avuto la sua roccia, il Frosinone ha trovato in Lorenzo Palmisani un vero e proprio mattatore, un portiere capace di compiere interventi decisivi che hanno spinto i ciociari dritti in Serie A. I suoi numeri non sono solo buoni, sono eccezionali: Goals Prevented (GP): +14.02. Questo è il dato che fa tremare i polsi. Palmisani ha evitato ben 14 gol rispetto ai 47.02 xGOT previsti. Una performance di altissimo livello che lo proietta tra i migliori interpreti del ruolo in Italia. La differenza tra GP e xGOT è un segnale inequivocabile di un portiere capace di intervenire anche su tiri che statisticamente dovrebbero essere gol. Parate da Fuoriclasse: Con l’80.4% di parate totali e un incredibile 95% di successo sui tiri da dentro l’area, Palmisani ha semplicemente riscritto le regole della Serie B. Ha fermato 140 tiri, 95 dei quali da distanza ravvicinata, dimostrando riflessi fulminei ed esplosività. Presenza Aerea e Visione di Gioco: Le sue 41 respinte in zone sicure (Parried to Safe Zones) rispetto alle 26 in zone pericolose indicano un controllo della respinta molto buono. Inoltre, con un claim rate sui cross del 7.9% e ben 29 azioni da sweeper-keeper, Palmisani ha dimostrato una presenza ancora più incisiva nella fase di possesso e nella lettura anticipata del gioco. Palmisani è l’incarnazione del portiere che, con prestazioni fuori dal comune, può cambiare il destino di una squadra. Statistica Lorenzo Palmisani (Frosinone) Presenze 38 Gol Attesi sul Bersaglio Concessi (xGOT) 47,02 Gol subiti (esclusi autogol) 33 Gol Evitati (GP) 14,02 Parate totali 140 Percentuale parate (%) 80,4 Parate su tiri da dentro l’area 95 Parate Bloccate (Saves Caught) 71 Respinte in Zone Pericolose 26 Respinte in Zone Sicure 41 Cross Affrontati in Area 558 Uscite Alte Totali 44 Uscite Alte Riuscite 40 % Uscite Alte Riuscite sui Cross 7,9 Azioni da Sweeper-Keeper 29 Dati a Confronto: I Numeri Dietro la Gloria Analizzando Stankovic e Palmisani fianco a fianco, emerge un quadro affascinante di due interpreti di altissimo livello, entrambi fondamentali per le rispettive promozioni, ma con caratteristiche e impatti leggermente differenti: Impatto Diretto sui Gol Subiti: Palmisani, con un GP di +14.02, ha avuto un impatto leggermente più “esplosivo” nel limitare i gol avversari rispetto a Stankovic (+9.02 GP). Questa differenza di quasi 5 gol evitati, in un campionato deciso da un solo punto, fa riflettere sull’importanza delle parate “miracolose” che vanno oltre le semplici statistiche di probabilità. Controllo del Gioco: Palmisani sembra aver eccelso maggiormente nella gestione del gioco aereo e come portiere “libero” (sweeper-keeper), suggerendo una maggiore proattività nella lettura e gestione delle fasi di copertura dello spazio. Storie di Successo: Stankovic ha rappresentato la certezza, la stabilità granitica su cui il Venezia ha costruito la sua marcia da campione. Palmisani, invece, ha forse rappresentato la modernità del portiere, l’eroe capace di risolvere situazioni complicate con interventi decisivi che hanno spinto il Frosinone oltre ogni aspettativa. Questi numeri ci ricordano che dietro ogni trofeo e ogni promozione, c’è una solida base di lavoro. La metodologia Goalkeepermania, che fonde biomeccanica e analisi dati oggettiva, svela la vera essenza tecnica di questi campioni, dimostrando come la competenza possa finalmente mettere ordine nel dibattito sul ruolo più difficile del calcio, andando oltre le chiacchiere superficiali dei social. Due portieri, due storie, un unico traguardo: la Serie A. Mi auguro con tutto il cuore di vederli titolari in serie A nella
Fiorentina, è l’ora del coraggio! I numeri di De Gea, la difesa bassa e il momento di Tommaso Martinelli

FIORENTINA è L’ORA DEL CORAGGIO! I numeri di De Gea, la difesa bassa e il momento di Tommaso Martinelli Di Riccardo Caprai | 26 Maggio 2026 La stagione 2025-26 della Fiorentina si è chiusa con un 15° posto che lascia in eredità profonde riflessioni tattiche. I dati Opta dipingono un quadro di sofferenza prolungata: la squadra viola ha giocato con la linea difensiva più bassa di tutta la Serie A (23,5 metri). In questo contesto di pura trincea, la stagione di David De Gea rappresenta un paradosso affascinante: un portiere formidabile tra i pali, ma passivo nella gestione dello spazio.A fronte di una qualità di tiri subiti altissima (xGOT 50,11), lo spagnolo ha registrato un eccellente Goals Prevented di +2,11. Tuttavia, il rovescio della medaglia è drammatico: su 525 cross affrontati (numero record), De Gea ha effettuato soltanto 16 prese alte (High Claims). È intervenuto solo sul 3% dei palloni piovuti in area, rimanendo perennemente ancorato alla linea di porta e subendo la densità avversaria. Ed è qui che si inserisce prepotentemente il tema del futuro: Tommaso Martinelli. Mentre a Firenze si soffriva passivamente, a Genova (sponda Sampdoria) il classe 2006 ha avuto un impatto che possiamo finalmente misurare con l’autorevolezza dei dati Opta. In 16 presenze da titolare in Serie B, Martinelli ha dimostrato di avere lo stesso identico pregio e, ad oggi, lo stesso identico difetto del veterano spagnolo. L’Efficacia tra i pali: Un talento confermato Nonostante la giovane età e la pressione della piazza, Martinelli ha chiuso con un Goals Prevented positivo di +1,74 (15 gol subiti su 16,74 xGOT). Para il 68,6% dei tiri e vanta un ottimo “Indice di Sicurezza” sulle respinte: per 14 volte ha indirizzato la palla in Safe Zones, concedendo solo 9 ribattute pericolose. Proprio come De Gea, tra i pali è un fattore. Il dominio dello Spazio: Come De Gea… Ecco il vero campanello d’allarme metodologico. Su 228 cross affrontati nel suo semestre in B, Martinelli ha effettuato soltanto 8 prese alte. Anche le uscite fuori area (Sweeper actions) si fermano a quota 6.Per capire l’entità del dato basta guardare chi ha dominato la Serie B nello spazio: Demba Thiam ha registrato 64 prese alte e Palmisani 44. Martinelli tende, oggi, alla stessa passività di De Gea. Il bivio viola Qual è allora la vera differenza che dovrebbe spingere la Fiorentina a cambiare? L’anagrafe e la prospettiva.De Gea, dall’alto dei suoi 35 anni, è un prodotto finito e cristallizzato: non cambierà il suo modo di interpretare il ruolo. Martinelli, al contrario, è pura creta da plasmare. Ha il talento naturale per blindare la porta (+1,74 GP lo dimostra) e tutto il tempo per costruire il coraggio necessario nelle uscite alte e nelle letture preventive. La Fiorentina si trova a un bivio: confermare un veterano solido ma conservativo, che obbliga la squadra a difendere a 23 metri, o iniziare a plasmare in casa il portiere del futuro? La prossima Coppa Italia (e non solo) non deve essere per Martinelli una vetrina da “comparsa”. Deve essere il suo banco di prova reale. Per iniziare un nuovo percorso serve coraggio. Lanciare un giovane italiano sarebbe il primo vero segnale di una società che vuole smettere di difendersi e iniziare a costruire un futuro migliore.
SOMMER AI SALUTI, PROVEDEL IN ARRIVO?: I DATI OPTA CHE CERTIFICANO L’IDEA DELL’INTER

SOMMER AI SALUTI, PROVEDEL IN ARRIVO?I DATI OPTA CHE CERTIFICANO L’IDEA DELL’INTER I dati della stagione 2025/26 raccontano una storia inequivocabile e spiegano perfettamente i rumors sulla trattativa Provedel Inter. Sommer ha concesso oltre 2 gol in più del previsto. Il laziale ne ha salvati quasi 6.Un gap tecnico che racconta molto e impone una riflessione di Riccardo Caprai — Partner Ufficiale Opta | 23 Maggio 2026 Nel calcio moderno, la valutazione di un portiere non si esaurisce nell’osservare le parate più spettacolari o nel contare i gol subiti. La metrica più onesta e scientificamente solida è una sola: Goals Prevented (GP), ovvero la differenza tra i gol attesi in base alla pericolosità dei tiri (xGOT — Expected Goals on Target) e i gol effettivamente subiti. Un GP positivo indica un portiere che aggiunge valore rispetto alla media. Un GP negativo, invece, segnala un portiere che concede più del dovuto, indipendentemente dalla difesa schierata davanti a lui. Con questo filtro, abbiamo aperto i nostri database Opta. E i dati della stagione 2025/26 raccontano una storia inequivocabile per il futuro dell’Inter. I DUE PORTIERI A CONFRONTO Parametro Yann Sommer (Inter) Ivan Provedel (Lazio) Presenze 33 27 Tiri subiti 94 115 Parate totali 65 90 Parate in area 37 55 Parate fuori area 27 33 % Parate 68.09% 76.52% xGOT (gol attesi) 27.85 32.91 Goals Prevented -2.15 🔴 +5.91 🟢 Keeper Sweepings 7 9 Fonte: Opta / Elaborazione Goalkeepermania — Stagione 2025/26 SOMMER: UNA STAGIONE PREOCCUPANTE Yann Sommer ha disputato 33 presenze, confermandosi titolare assoluto dell’Inter. Ha fronteggiato 94 tiri in porta, ne ha parati 65 con una percentuale del 68.09%. Fin qui, numeri che a occhio nudo potrebbero sembrare accettabili per un portiere di alto livello. Ma è il dato xGOT a rompere l’equilibrio: 27.85 gol attesi, contro i 30 effettivamente subiti (escludendo gli autogol). Il risultato è un Goals Prevented di -2.15. Ranking: Si posiziona al 24° posto su 30 portieri analizzati (con almeno 5 presenze) Tradotto in termini tecnici: Sommer ha concesso oltre due gol in più rispetto a quanto la qualità media dei tiri avrebbe giustificato. Non è un problema difensivo collettivo è una misura individuale, calcolata tiro per tiro. Lettura tecnica: Un GP negativo non significa necessariamente che il portiere sia “scarso”. Può indicare una fase di forma calante, un deficit di lettura sulle traiettorie, o un’efficacia ridotta nelle uscite. Ma a questi livelli, -2.15 GP su 33 presenze è un dato che una dirigenza che punta allo Scudetto non può ignorare. PROVEDEL: UNA STAGIONE DA TOP CLUB EUROPEO A Roma, invece, Ivan Provedel ha attraversato la miglior stagione della sua carriera dal punto di vista dell’efficacia. In 27 presenze ha subìto ben 115 tiri — un volume di lavoro significativamente più alto rispetto a Sommer — e ne ha parati 90, con una percentuale del 76.52%. Ma è il dato sintetico a stupire: xGOT 32.91, Goals Prevented +5.91. Quasi sei gol salvati oltre le aspettative statistiche. In una sola stagione. In 27 partite. È un numero da top 5 europeo. Le parate da dentro l’area (55) e i Keeper Sweepings (9 uscite preventive) completano il profilo di un portiere reattivo, aggressivo e dominante nella gestione dello spazio. ANALISI TATTICA: DALLA DIFESA DELLA LAZIO A QUELLA DELL’INTER Incrociando i dati individuali con quelli di squadra, emerge una sfida affascinante e un fit tattico perfetto per Provedel nel sistema di Chivu: Altezza della linea: L’Inter gioca con una linea difensiva mediamente più alta (29,5 metri) rispetto alla Lazio (27,3 metri). Questo richiede un portiere coraggioso nello staccarsi dai pali. Difesa dello spazio: Nonostante la linea più bassa della Lazio, Provedel ha effettuato 9 Keeper Sweepings (uscite fuori area), più di Sommer che si è fermato a 7 nonostante la difesa dell’Inter fosse posizionata più avanti, e le molte meno gare giocate da Provedel per l’infortunio. Questo suggerisce che Provedel è naturalmente più proattivo e pronto a coprire lo spazio: una caratteristica fondamentale per il gioco di Chivu. Volume di lavoro: Provedel alla Lazio è stato molto più sollecitato. Ha affrontato 317 tiri da dentro l’area contro i soli 204 concessi dall’Inter. A Milano troverebbe una difesa che concede meno, permettendogli di mantenere una soglia di attenzione altissima su un numero inferiore di conclusioni. DOMINIO AREA DI RIGORE: L’UPGRADE SUI CROSS Se tra i pali il divario è evidente, è nella gestione dei palloni alti che si smarca l’ultimo dubbio tecnico sul confronto. Uno dei punti deboli di Sommer in questa stagione è stata proprio l’uscita alta, ed è qui che Provedel farebbe compiere all’Inter il definitivo salto di qualità. Dominio Aereo YannSommer IvanProvedel Cross su azione concessi 357 492 % Cross bloccati /rivendicati 32% 64% Prese alte totali 15 18 Prese Efficaci(Good High Claim) 11 16 Cross lisciati /Non presi 1 1 Fonte: Opta / Stagione 2025/26 Con Provedel, l’Inter acquisterebbe un portiere abituato a gestire un volume enorme di traversoni, rendendo la propria area di rigore, già ben protetta dai quinti di centrocampo, ancora più impermeabile. Il campionato è praticamente giunto al termine, il calciomercato alle porte. Con la conferma di Martinez e l’arrivo di Provedel, valore attuale 3 milioni di euro su tranfermarkt, L’inter avrebbe un gruppo portieri di assoluto livello Europeo.
A Marco Carnesecchi il Guanto d’Oro del Miglior Portiere 2025/26

A MARCO CARNESECCHI IL GUANTO D’ORO DEL MIGLIOR PORTIERE 2025-2026 di Riccardo Caprai | 22 Maggio 2026 C’è un momento, stringendo la mano a un atleta di vertice, in cui capisci subito di che pasta è fatto. Ieri ho avuto il grande piacere di consegnare personalmente a Marco Carnesecchi il premio di Miglior Portiere della Stagione 2025-26 firmato Goalkeepermania. Prima ancora di parlare di tecnica, ci tengo a sottolineare un aspetto fondamentale: la disponibilità e l’umiltà straordinaria con cui Marco mi ha accolto. I veri campioni, quelli destinati a durare nel tempo, si riconoscono anche (e soprattutto) da questi dettagli fuori dal campo. Ma il campo, alla fine, è il giudice supremo. E questo premio non è figlio del caso, né di un algoritmo freddo, ma di prestazioni che hanno spostato gli equilibri di un’intera stagione. Tuttavia, quando l’estetica del gesto si unisce a un’efficacia così brutale, i dati non possono che inchinarsi. Abbiamo aperto il nostro database Opta per sviscerare la stagione del numero 29 nerazzurro. I numeri non mentono: Carnesecchi ha dominato. L’Impatto Reale: il muro dei Goals Prevented Iniziamo dal dato più pesante, quello che certifica i punti portati alla squadra. Marco ha chiuso la stagione con +7.97 Goals Prevented. È il secondo miglior dato assoluto in Serie A (dietro solo a Maignan).Cosa significa? Che rispetto agli Expected Goals on Target affrontati (41.97 xGOT, ovvero la reale pericolosità dei tiri subiti), ha incassato solo 34 reti (esclusi gli autogol). Ha letteralmente cancellato quasi 8 gol certi dal tabellino degli avversari. Non si tratta di parate “semplici”, ma di interventi che sfidano la probabilità matematica. L’Esplosività sul Corto e la reattività sui tiri ravvicinati Il sistema tattico di Raffaele Palladino all’Atalanta è coraggioso ed esigente. I dati di squadra ci dicono che la Dea ha concesso ben 276 tiri dall’interno dell’area di rigore. È una mole di lavoro enorme per un portiere, che si trova spesso a dover risolvere situazioni di emergenza a distanza ravvicinata. Ed è qui che emerge la supremazia di Carnesecchi. Su 115 parate totali effettuate in campionato (con un’eccezionale percentuale di salvataggi del 76,35%), ben 82 parate sono arrivate su tiri da dentro l’area. Tempi di reazione minimi, letture istintive e un’efficacia pazzesca negli interventi in attacco palla. Marco ha la rara capacità di coprire la porta e risultare “grande” anche quando l’attaccante sembra avere tutto il vantaggio. Un portiere che quest’anno è cresciuto molto a livello prestativo, risultando determinate al fine del risultato in molte gare di Serie A. Il Difensore dello Spazio: Sweeper Keeper moderno Un altro dato fondamentale per comprendere l’evoluzione di Carnesecchi è legato all’atteggiamento della linea difensiva di Palladino, che quest’anno ha tenuto un’altezza media di 24,5 metri.Giocare con un baricentro così alto significa lasciare inevitabilmente spazio alle spalle della difesa. Il portiere moderno non può limitarsi a difendere la linea di porta, deve difendere la profondità. I dati Opta registrano per Marco ben 18 Keeper Sweepings (uscite preventive fuori area per interrompere l’azione avversaria). È un dato d’élite, che dimostra letture tattiche aggressive e la capacità di disinnescare il pericolo molto prima che si trasformi in un tiro in porta. Tempi di reazione super, coraggio nelle letture e scelta corretta dei gesti tecnici. Marco Carnesecchi è oggi uno dei profili più completi del panorama europeo. Non a caso è il portiere Italiano con il valore di mercato più alto (dietro solo a Donnarumma) Transfermarkt Complimenti Marco, un Guanto d’Oro strameritato!
I Guanti sulla Salvezza: Il volume di fuoco su Falcone ed il coraggioso Audero

I GUANTI SULLA SALVEZZA: Il volume di fuoco su Falcone ed il coraggioso Audero Di Riccardo Caprai | 21 Maggio 2026 Novanta minuti al termine, un punto di distacco (Lecce avanti), due incroci casalinghi da brividi. Mentre l’attenzione dei media generalisti è tutta sugli attaccanti, noi sappiamo bene che la permanenza in Serie A passerà dalle mani e dalle parate di Emil Audero (Cremonese-Como) e Wladimiro Falcone (Lecce-Genoa). Abbiamo incrociato il database Opta individuale con l’assetto difensivo delle squadre. E i dati ci restituiscono la fotografia di due stagioni diametralmente opposte, dove la tattica collettiva ha esaltato un interprete e condannato l’altro. Wladimiro Falcone: L’eroe della trincea salentina Non c’è altro modo per definirlo. Falcone sta disputando una stagione da incorniciare, e i numeri parlano chiaro: ha fronteggiato tiri per un valore di 54.20 xGOT (Expected Goals on Target), ma ha subito “solo” 47 reti.Questa differenza genera un mostruoso +7.20 nei Goals Prevented (Gol Evitati), terzo miglior dato assoluto in Serie A.Il volume di fuoco a cui è stato sottoposto è impressionante: il Lecce difende con un blocco medio-basso (26,9 metri) e ha concesso ben 345 tiri dall’interno dell’area. Eppure, Falcone ha risposto con 119 parate (71,69% di Save Percentage).Come ci riesce? Lavorando in over-performing costante. Giocando a ridosso della linea di porta, ha estremizzato l’efficacia del posizionamento, lavorando molto spesso con una postura molto più larga della “norma”. Il dato pazzesco? Ben 24 Keeper Sweepings (uscite preventive). La sua lettura della palla coperta/scoperta e la copertura dello spazio è d’élite: sa esattamente quando intervenire come libero aggiunto, spezzando l’azione prima del tiro. La gestione dello spazio aereo:I nuovi dati Opta sui cross completano il suo profilo in modo affascinante. Il Lecce ha subito la bellezza di 534 cross all’interno dell’area di rigore, ma Falcone ha effettuato solamente 17 prese alte (un tasso di uscita del 3,2%).È un difetto? Assolutamente no. Con un’area di rigore costantemente intasata dai propri difensori (blocco basso), tentare l’uscita alta nel traffico aumenterebbe il rischio di impatto e palla vagante. Falcone preferisce restare ancorato in set position sulla linea di porta, fidandosi ciecamente della sua reattività esplosiva. Ti lasciano crossare, ma lui ti aspetta al varco. Sia chiaro: è una scelta precisa. Emil Audero: Alcuni dati ci fanno pensare I freddi numeri dicono che la stagione di Audero è in netta flessione: a fronte di 55.45 xGOT concessi agli avversari, ha incassato 58 reti. Un bilancio in negativo che lo porta a un -2.55 alla voce Goals Prevented, con una Save Percentage crollata al 64,20% (su 104 parate).Ma per noi “del mestiere”, i numeri vanno contestualizzati. La Cremonese è la squadra che in assoluto ha concesso più tiri da dentro l’area in tutta la Serie A (ben 378). Rispetto al Lecce, però, difende con un baricentro leggermente più alto (28,5 metri) e senza un filtro adeguato a centrocampo.Cosa comporta questo? Semplice: Audero riceve costantemente tiri ad altissimo indice di pericolosità derivanti da transizioni veloci. Questo lo obbliga ad affrontare conclusioni improvvise mentre si trova ancora in fase di scivolamento/spostamento, non permettendogli di trovare la corretta set position. Risultato? Una stagione che lo colloca nella parte bassa della clasiffica di rendimento generale della serie A. Il coraggio nel traffico aereo:Se tra i pali i numeri sono impietosi, i dati sulle letture aeree rivalutano enormemente l’atteggiamento di Audero. La Cremonese ha subito 512 cross, un volume elevato paragonabile a quello del Lecce. Tuttavia, Audero ha registrato ben 40 prese alte (tasso di uscita del 7,8%, più del doppio del collega leccese), di cui 32 classificate come “Good High Claim” senza mai andare a vuoto (Zero Cross not claimed).Questo dato ci parla di un portiere che, nonostante la sfiducia tecnica tra i pali, non si nasconde. Cerca costantemente di staccarsi dalla linea di porta per aggredire il pallone alto, provando ad alleggerire la pressione su una linea difensiva palesemente in difficoltà. Sinceramente, questa impostazione, questo coraggio, è un qualcosa che ricerco nei portieri e ammiro tantissimo. L’ultima sentenza Il Lecce a +1 riceve il Genoa solido e fisico; Falcone dovrà continuare a murare la sua porta, ancora una volta.La Cremonese disperata riceve il Como, che non solo è micidiale davanti, ma con la linea difensiva altissima asfissierà l’uscita palla grigiorossa costringendo Audero a giocate dirette sotto pressione. A Lecce e Cremona i cuori battono all’impazzata. Per le punte conterà l’istinto, per i numeri 1 conterà non sbagliare assolutamente niente, per rimanere ancora in serie A.
La clinica di Nenci e Viotti che ha salvato la Lazio

In una Lazio che barcolla, l’area portieri di Nenci e Viotti è rimasta in piedi. E questo racconta molto più di una stagione. Ci sono stagioni che consumano. Che logorano dall’interno, come l’acqua che scava la roccia, lentamente, inesorabilmente. La stagione 2025-2026 della Lazio è stata una di quelle. Una stagione grigia, pesante, avvolta da un’aria di contestazione permanente che ha finito per svuotare l’Olimpico più delle sconfitte. Quando i tifosi smettono di andare allo stadio non è solo rabbia: è distanza. È un giudizio di merito che nessuna nota stampa può correggere. Eppure, in questa stagione che sa di cenere (finale di coppa Italia a parte) c’è stato un reparto che non ha ceduto. Che non si è fatto contaminare dal veleno ambientale, non ha recepito le vibrazioni tossiche di una piazza in ebollizione, non ha lasciato che il rumore di fondo del malcontento entrasse nelle sue fondamenta. L’area portieri della Lazio — governata con intelligenza rara da Massimo Nenci, affiancato dalla mano silenziosa e preziosa di Cristiano Viotti — è stata, in tutto e per tutto, un’isola. Un’anomalia. Un’oasi di perfezione tecnica in un deserto emotivo. E questo, per chi osserva il calcio con gli occhi giusti, è una storia che vale la pena raccontare. IL PILASTRO. IVAN PROVEDEL. Ivan Provedel è uno di quei portieri che raramente fa notizia, uno di quei portieri che non “stanno” semplicemente in porta: abitano la porta. La riempiono con una presenza che è insieme fisica e mentale, tecnica e morale. Nella prima parte di questa stagione, Provedel è stato esattamente quello che la Lazio aveva bisogno che fosse: una certezza assoluta. Non un campione da highlight — sebbene le parate non siano mancate — ma qualcosa di più sottile e più prezioso. Una costante. Una variabile che non varia. Quando tutto intorno traballava — i risultati, l’umore della città — Provedel era lì, immobile nella sua autorevolezza. Uscite con un tempismo perfetto, presa sicura, copertura degli spazi da consumato interprete della difesa alta. Ma soprattutto: quella testa. Quella capacità di tenere la squadra in partita con la sola forza del linguaggio corporeo, con uno sguardo ai compagni che vale più di qualsiasi discorso motivazionale. Ivan Provedel passa troppo spesso inosservato, forse perchè non spettacolare, forse perchè poco “social”, ma rimane un portiere di altissimo livello e affidabilità. Poi l’infortunio. E qui la storia svolta. IL BATTESIMO DEL FUOCO PER EDOARDO MOTTA. Quando un portiere nuovo — acquisto di gennaio, ancora in fase di ambientamento, ancora alla ricerca del suo posto nel mondo biancoceleste, Lo butti dentro – e arriviamo alla semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta- una squadra che offensivamente crea il panico, rischi tanto, tantissimo. Ma Edoardo si è fatto trovare pronto. Durante i tempi regolamentari salva il risultato su Scamacca, e poi si va ai calci di rigore. E cosa fa Motta? Ne para QUATTRO. Scamacca, Zappacosta, Pasalic e De Ketelaere ipnotizzati. Eppure Motta è uscito da quella serata con la credenziale più importante che un portiere possa ottenere nel calcio moderno: la fiducia. Quella dei compagni, che lo hanno visto rispondere presente quando la pressione era massima (intervento su Scamacca per esempio). Quella dello staff, che aveva investito su di lui e che ha visto il proprio lavoro restituito con gli interessi. E, forse la più difficile da conquistare, quella del pubblico che ha riconosciuto nella sua prestazione qualcosa di autentico. Una prestazione maiuscola. Nelle mille difficoltà stagionali. IL GIORNO DEL DERBY. ALESSIO FURLANETTO La storia di Alessio Furlanetto in questo Derby di Roma merita un capitolo a sé, perché non è solo una storia sportiva. È una storia umana. È una di quelle storie che il calcio, ogni tanto, si degna di raccontare quando smette di essere business e torna a essere SPORT. Un esordio assoluto. Ventimila pensieri nella testa. Il Derby di Roma — una delle partite più cariche di significato emotivo del calcio italiano, forse d’Europa. Una piazza già in fiamme per ragioni che vanno ben oltre i novanta minuti. Uno stadio che non è più il tuo stadio, perché quando la contestazione supera una certa soglia l’Olimpico smette di essere la tua casa e diventa un territorio ostile per tutti, anche per chi indossa la maglia biancazzurra. Uno stadio pieno, si, ma senza tifosi Laziali. In questo contesto, Furlanetto ha fatto l’unica cosa che non ti aspetti da un ragazzo all’esordio: ha giocato come se il contesto non esistesse. La Lazio ha perso 2-0. Ma per punteggio, non per colpa sua. Perché Furlanetto è stato — e qui non si tratta di consolazione, si tratta di analisi tecnica — il migliore in campo della sua squadra. In assoluto. Almeno 3 parate importanti. Uscite coraggiose. Sempre a supporto dei compagni con posizionamenti giusti in fase di possesso e di non possesso. E soprattutto: zero crolli psicologici. Zero momenti in cui il peso della situazione si è visto nelle gambe e nell’atteggiamento di Furlanetto. Sapete cosa significa questo? Significa che qualcuno, nelle settimane precedenti, lo aveva preparato non solo fisicamente e tecnicamente. Lo aveva preparato dentro. Lo aveva impermeabilizzato. Gli aveva dato gli strumenti per attraversare quella notte senza spezzarsi. E quel qualcuno ha un nome. Massimo Nenci e Cristiano Viotti Di Massimo Nenci si parla spesso in termini tecnici, e giustamente. Il suo curriculum — Napoli, Chelsea, Juventus, ora Lazio — racconta da solo la caratura di un professionista che ha vissuto e contribuito a costruire alcune delle più grandi storie portieristiche del calcio europeo contemporaneo. Ma quello che ho visto in questa stagione, attraverso le prestazioni dei tre portieri biancocelesti, va oltre la tecnica. Va oltre i fondamentali, oltre i pattern di allenamento, oltre la pedagogia del gesto tecnico — che pure Nenci padroneggia a un livello che pochi in Europa possono vantare. Quello che emerge con chiarezza, guardando Motta al debutto sotto pressione e Furlanetto nel Derby, è un lavoro psicologico di altissimo livello. Una capacità di costruire uomini, non solo portieri. Di dare ai propri ragazzi un sistema di riferimento interno così solido da renderli impermeabili al rumore esterno. E di rumore esterno, quest’anno a
Edoardo Motta, la notte magica contro il Milan e quel vizio delle big di farsi scappare i talenti

L’IMPORTANZA DELLO SCOUTING Di Goalkeepermania | 17 Marzo 2026 Ci sono serate che cambiano il corso di una carriera, o che quantomeno mettono i puntini sulle “i”. Quella di domenica sera all’Olimpico, per Edoardo Motta, rientra senza dubbio in questa categoria. Lazio-Milan, un palcoscenico che farebbe tremare le gambe a molti veterani, si è trasformato nella tela perfetta per un ragazzo del 2005 chiamato a difendere la porta biancoceleste al posto dell’infortunato Ivan Provedel. Risultato? Clean sheet, 1-0 per la Lazio, interventi decisivi e una sicurezza tra i pali che raramente si vede in un ventunenne catapultato all’improvviso in una sfida di questo calibro. Ma la prestazione di Motta contro i rossoneri, per quanto eccezionale, non dovrebbe sorprendere gli addetti ai lavori più attenti. Piuttosto, dovrebbe far riflettere su un tema che su Goalkeepermania affrontiamo spesso: la miopia cronica delle nostre big nei confronti dei giovani portieri italiani. Prendiamo proprio il caso di Motta e della Juventus. Il ragazzo è cresciuto in casa bianconera, ha fatto il suo percorso, ma al momento di credere davvero in lui, di “vedere” quel talento e proteggerlo con una progettualità seria, la Vecchia Signora lo ha di fatto lasciato andare. Certo, incassare il 50% di una futura rivendita (come da accordi con la Reggiana) è una prassi economica, ma dal punto di vista tecnico e sportivo, stiamo parlando di una bocciatura mascherata da operazione di mercato. È il solito copione: nei top club italiani manca la pazienza. Si preferisce il nome esotico o il profilo già “fatto e finito”, perdendo l’occasione di coltivare in casa i campioni del domani. Non si sa aspettare l’errore fisiologico del giovane, né se ne riesce a valutare la reale prospettiva tecnica e mentale. E così, un prospetto di quasi due metri con reattività e letture da predestinato, sfugge di mano. In questo quadro di generale disattenzione, bisogna invece alzarsi in piedi e guardare a quanto fatto in casa Lazio negli ultimi anni, in particolare grazie all’occhio lungo di chi valuta i portieri sul campo. Facciamo un passo indietro, all’estate 2022. La società sborsa oltre 10 milioni di euro per strappare Luís Maximiano al Granada, con l’idea di affidargli le chiavi della porta. Conosciamo tutti il finale: un debutto da incubo, un’espulsione immediata e prestazioni disastrose. Contestualmente, lo staff tecnico di Maurizio Sarri aveva preteso e ottenuto dal mercato un certo Ivan Provedel, prelevato dallo Spezia per appena 2 milioni e mezzo di euro. Le gerarchie si sono ribaltate nel giro di una partita: il colpo societario milionario si è accomodato in panchina, mentre la “scommessa” voluta dallo staff tecnico è diventata in breve tempo uno dei migliori portieri della Serie A. Un “fiuto” che lo staff di Sarri (il fidatissimo allenatore dei portieri Massimo Nenci) ha confermato poco tempo dopo, andando a pescare in Grecia un certo Christos Mandas. Un investimento minimo, poco più di 1 milione di euro sborsato all’OFI Creta. E oggi? Mandas vola in Premier League al Bournemouth e il suo cartellino ha decuplicato il suo valore, stimato oggi comodamente in doppia cifra (sui 10 milioni di euro e oltre). Oggi la storia si ripete. A gennaio, con la partenza di Mandas, la Lazio aveva bisogno di coprire le spalle a Provedel. Invece di pescare lo svincolato di lusso o l’ennesimo mestierante a fine carriera, l’ambiente biancoceleste ha puntato dritto su Motta dalla Reggiana. Un’operazione chiusa per una cifra che oggi fa sorridere: poco più di un milione di euro (circa 1,2 milioni). Un colpo da maestri. La Lazio ha investito due spiccioli, nel mercato attuale, per garantirsi un vice giovane, affidabile, motivato e, soprattutto, un patrimonio per il futuro. Domenica sera contro il Milan, Motta ha ripagato questa fiducia con gli interessi, dimostrando che il talento c’è ed è pronto per la Serie A. Serviva solo qualcuno che avesse lo stesso “occhio clinico” che portò a Roma Provedel e Mandas, mettendolo nelle condizioni di esprimersi. La speranza è che notti come questa facciano aprire gli occhi a tanti dirigenti. Nel frattempo, la sponda biancoceleste del Tevere si gode il suo nuovo gioiello e noi, da appassionati del ruolo, non possiamo che applaudire l’ennesima dimostrazione che il talento italiano tra i pali gode di ottima salute. Basta saperlo guardare.
KINSKY, IL BATTESIMO DEL FUOCO E LA RESPONSABILITÀ DI CHI ALLENA

Esordio amaro al Metropolitano: tra errori tecnici, contesto di alta pressione e una sostituzione che fa discutere di Goalkeepermania | 11 marzo 2026 Ci sono serate che entrano nella memoria collettiva non per le prodezze compiute, ma per la crudeltà silenziosa con cui il calcio sa spezzare i sogni. Il 10 marzo 2026, al Civitas Metropolitano di Madrid, Antonín Kinsky ha vissuto uno di questi momenti. Diciassette minuti. Il tempo di consumare un debutto da incubo nella massima competizione europea per club, di uscire dal campo con le lacrime agli occhi, di essere accolto perfino dall’applauso commosso dei tifosi dell’Atlético Madrid — gesto rarissimo, quasi empatico, che la dice lunga sull’intensità dell’emozione che il momento ha suscitato negli spettatori neutrali. Ma prima di cedere alla narrazione del “dramma”, occorre fermarsi. Analizzare. Capire. Perché questo è il senso del lavoro che facciamo su queste pagine: guardare il portiere non come un personaggio, ma come un professionista che agisce in un contesto tecnico, atletico, emotivo e pressorio specifico. E in quel contesto, alcune domande restano aperte — a partire da quella, forse la più scomoda: la sostituzione al 17° minuto è stata davvero la scelta giusta? IL CONTESTO: UN ESORDIO INATTESO NELLA NOTTE PIÙ DIFFICILE Antonín Kinsky, portiere ceco classe 2003, arriva al Tottenham nel gennaio 2025. Ventitré anni, un profilo tecnico di assoluto interesse — dotato di buona gestione con i piedi, ottimi riflessi, ottima lettura delle traiettorie — e tanta fame di affermarsi ai massimi livelli. La sua presenza all’interno delle gerarchie degli Spurs è quella del secondo portiere, con Guglielmo Vicario a ricoprire stabilmente il ruolo di titolare. Eppure, per l’andata degli ottavi di finale di Champions League contro l’Atlético Madrid, il neo-tecnico Igor Tudor — alla guida degli Spurs da sole tre settimane — sceglie di sorprendere tutti e di affidarsi proprio a Kinsky. Una scelta rischiosa, per molti aspetti. Non tanto perché il ragazzo non meriti fiducia — il talento c’è, eccome — quanto perché il debutto assoluto in Champions League, in trasferta contro una delle formazioni più intense e tatticamente sofisticate d’Europa, in uno stadio con settantamila tifosi in delirio, rappresenta forse il battesimo più duro che si possa immaginare per un portiere giovane. Le condizioni di pressione sono, per definizione, estreme. Ed è proprio in quel contesto di pressione estrema che bisogna leggere quanto è successo. I DUE ERRORI: ANATOMIA TECNICA DI UNA SERATA DA DIMENTICARE Il primo gol (6°): la scivolata sul rinvio e la sfortuna che non va confusa con l’incapacità Al sesto minuto, il Tottenham tenta di impostare l’azione dal basso. Kinsky si appresta a battere il rinvio — un’azione tecnica apparentemente neutra, che tuttavia richiede precisione assoluta: pianta del piede stabile, angolo di contatto corretto, postura bilanciata al momento dell’impatto. In quel frangente, il portiere ceco scivola durante il gesto. La palla, invece di trovare un compagno o liberarsi verso una zona sicura del campo, finisce docilmente tra i piedi di Julian Alvarez. Assist, Marcos Llorente, 1-0. Bisogna fare una distinzione che, nel dibattito post-partita, troppo spesso viene omessa: uno scivolone sul terreno di gioco non è la stessa cosa di un errore tecnico strutturale. È un episodio sfortunato, figlio di una concomitanza di fattori — il manto erboso, il peso specifico del momento, forse una leggera tensione muscolare — che non rispecchia necessariamente il livello tecnico del giocatore. Non è un caso, peraltro, che nella medesima serata, anche Micky van de Ven, difensore esperto e di altissimo livello internazionale, sia scivolato nel momento decisivo che ha portato al secondo gol dell’Atlético. Due giocatori diversi, nello stesso contesto avverso. La correlazione non è casuale: certi terreni di gioco, certi ritmi partita, certe pressioni ambientali aumentano il rischio di errori motori anche nei migliori. Il terzo gol (15°): la svirgolata sul retropassaggio e la gravità tecnica che va riconosciuta Diverso è il discorso relativo al terzo gol. Al 15° minuto, Kinsky riceve un retropassaggio e — nel tentativo di liberare il pallone con il piede — incappa in una svirgolata, uno di quei contatti impuri in cui la palla rimbalza in una direzione totalmente incontrollata. Il beneficiario? Ancora Julian Alvarez, che si ritrova libero a realizzare a porta sguarnita il 3-0. Questa, tecnicamente, è una valutazione differente. La svirgolata su palla ferma o in gestione rappresenta un errore di esecuzione più netto rispetto allo scivolone: implica una difficoltà nel gesto di base del portiere moderno, ovvero la gestione sicura del pallone con i piedi sotto pressione. Qui non c’è la componente della sfortuna a smorzare il giudizio tecnico. C’è un’azione che, in quello specifico momento, non è stata eseguita con la necessaria qualità. Detto questo — e lo diciamo con la stessa chiarezza — riconoscere la gravità tecnica di un errore non significa etichettare un portiere. Significa analizzarlo. E l’analisi onesta riconosce che, entro il 15° minuto di una partita di Champions League, sotto la pressione più intensa che un giovane portiere possa sperimentare, la soglia dell’errore si abbassa fisiologicamente. Questo non è un alibi. È neurofisiologia dello sport. OLIVER KAHN, YOKOHAMA E LA LEZIONE CHE IL CALCIO DOVREBBE INSEGNARE Per comprendere fino in fondo perché un errore — anche grave, anche doppio, anche in una serata da 3-0 in diciassette minuti — non può e non deve definire un portiere, vale la pena fare un passo indietro di ventiquattro anni. È il 30 giugno 2002. Allo Stadio Internazionale di Yokohama si disputa la finale del Mondiale tra Germania e Brasile. In porta per i tedeschi c’è Oliver Kahn, considerato a quell’epoca — e non solo a quell’epoca — uno dei portieri più forti nella storia del calcio mondiale. Non un talento giovane che si affaccia ai grandi palcoscenici: un monumento del ruolo, il capitano, il leader assoluto di una squadra che aveva costruito attorno alla sua presenza emotiva l’intera campagna mondiale. Al 67° minuto, su un tiro di Rivaldo, Kahn non trattiene. La palla, che avrebbe dovuto essere bloccata o deviata in sicurezza, gli scivola dalle mani. Ronaldo è lì, fulmineo, e insacca

